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Yogin – autoterapeuti?

Riprendendo il discorso del post precedente, e pensando al concetto di satkāryavāda del Sāṃkhya, per cui l’effetto è contenuto in nuce nella causa – causa ed effetto si assorbono una nell’altro come in una striscia di Möbius – ci sono credo diversi motivi per cui la pratica dello Yoga può costituire un’efficace terapia (di supporto!) in persone nello spettro autistico. Proprio per l’esperienza di sollievo provata nella pratica, possono riconoscere e sviluppare l’affinità di cui si parlava.

immagine di David Benbennick

Faccio riferimento al lavoro di Tony Attwood, il cui libro Guida completa alla sindrome di Asperger è un buon supporto generale. In un suo post recente (su facebook) identifica 10 aspetti che possono causare disagio e sofferenza alla persona nello spettro autistico. Cerco qui di riassumerli e vedere come lo Yoga possa portare sollievo a questa sofferenza.

  1. Essere diversi. Una persona autistica sperimenta di essere diversa dalle altre e il processo di individuazione, spesso caratterizzato dal tentativo di adattarsi alle richieste sociali, può essere difficile e doloroso.
    • Lo Yoga, nel suo percorso meditativo, cerca di risalire nel percorso ‘evolutivo’ fino all’incontro primigenio tra i puruṣa e la prakṛti cha ha dato luogo alla differenziazione della materia, e porta in ultima analisi a riconoscere la propria essenza, uguale agli altri esseri umani, incarnazioni diverse di innumerevoli ma identici puruṣa.
  2. Autoregolamentazione. L’autismo è una condizione del lobo frontale, responsabile del funzionamento esecutivo. Tre quarti delle persone nello spettro soffrono di disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), caratterizzato da un cattivo funzionamento esecutivo. Le capacità di funzionamento esecutivo includono la capacità di concentrarsi sulla cosa giusta al momento giusto, la transizione tra gli eventi, organizzare se stessi e il proprio tempo, pianificare e dare priorità, tenere un problema nella mente mentre lo si sta risolvendo e inibire le risposte ‘di getto’. Se il funzionamento esecutivo è carente, non lascia spazio per percepire se stessi, per elaborare ciò che sta accadendo, per imparare o per risolvere i problemi.
    • Lo Yoga è un percorso di sviluppo della capacità di concentrarsi su un solo oggetto per un tempo definito, è un percorso di auto-percezione e di autocontrollo. Quest’ultimo è spesso carente nelle persone nello spettro. L’approccio vinyāsa, che si avvale di esercizi ripetitivi in cui è richiesta la coordinazione tra un respiro ampio e un movimento lento, sviluppa grande capacità di essere ‘qui ed ora’ e di dare priorità ai propri pensieri e obiettivi.
  3. Sfide Sensoriali. Una delle caratteristiche distintive dell’essere autistici è che il sistema sensoriale funziona in modo differente. Spesso i rumori sono troppo forti, la luce è troppo luminosa e la persona può essere disturbata da determinati odori, sapori e sensazioni tattili. Avere un sistema sensoriale diverso può anche influenzare la capacità della persona di registrare dolore e temperatura.
    • La padronanza della pratica e tapas, ci insegnano i testi, portano a superare la dualità caldo-freddo, fame-sete, ecc. La pratica aiuta a superare la distrazione causata dagli stimoli esterni attraverso l’attivazione dello stato di pratyāhāra. D’altro canto, l’aumentata capacità enterocettiva può insegnare a percepire se l’esercizio fisico sta oltrepassando i limiti corporei mettendo a rischio la struttura muscolo-scheletrica.
  4. Gli altri. La ricerca dice che oltre il 90% degli adolescenti autistici ha subito rifiuto – o peggio – da parte dei coetanei, e preferisce evitare le persone per stare al sicuro, ma siamo esseri umani e abbiamo bisogno di persone nella vita. “Sceglierei di stare da solo, ma non sopporto la solitudine” è una frase che può risuonare in persone nello spettro.
    • La pratica di gruppo offre la possibilità di essere ‘soli e insieme’ allo stesso tempo. Si divide lo spazio e il tempo con persone che si percepiscono simili e in un ambiente non ostile.
  5. Empatia cognitiva. Le persone autistiche faticano a leggere le altre persone, a dedurre le loro aspettative e intenzioni. Questo problema, è legato all’empatia cognitiva (“teoria della mente”) e si riflette direttamente nelle problematiche del punto precedente. Le persone autistiche non mancano di empatia, anzi di solito hanno una grande capacità di empatia affettiva. Tuttavia, fanno fatica negli aspetti di empatia cognitiva, e questo problema va in entrambe le direzioni: le persone autistiche non capiscono le persone neurotipiche e le persone neurotipiche non capiscono le persone autistiche, con grande sconforto su entrambi i lati.
    • La pratica assidua dello Yoga porta alle siddhi, i cosiddetti ‘poteri speciali’. Tra queste c’è la capacità di diventare estremamente acuti e leggere il pensiero degli altri, la capacità di comprendere il linguaggio oltre i preconcetti. Questo affinarsi della percezione dell’altro può aiutare a gestire le relazioni interpersonali.
  6. Pensare troppo. A causa di problemi sia con la confusione sociale che con il funzionamento esecutivo, la persona autistica tende a pensare troppo come meccanismo di gestione dei problemi. Utilizzare le capacità intellettive per superare i problemi è un’abilità è molto preziosa, ma quando è abusata viene chiamata pensiero eccessivo. Sono le ‘ruminazioni’.
    • La definizione stessa di Yoga è cittavṛtti nirodha, arresto delle proiezioni mentali. La pratica dello Yoga porta ad un allentarsi del pensiero, sfruttando in modo eminente l’esercizio respiratorio per raggiungere uno stato di stasi sia respiratoria che mentale (“dove va il respiro va la mente, dove va la mente va il respiro”, recita l’Haṭha Yoga Pradīpikā).
  7. Empatia affettiva. Con l’empatia affettiva la persona sente il disagio emotivo dell’altro come se fosse il proprio. La persona può non essere in grado di descrivere quell’angoscia, o perché l’angoscia si stia verificando, ma la sente come propria. Molte persone autistiche sperimentano il dolore di altre persone più intensamente di quanto facciano le persone neurotipiche.
    • Lo Yoga (e il buddhismo) si occupa molto di empatia affettiva. Invita la persona a comprendere ed empatizzare con la sofferenza altrui, addirittura come pratica meditativa nel sūtra I.33 conosciuto per le parole iniziali del verso, maitrī karuṇā. Al contempo invita anche a sviluppare capacità di distacco, vairāgya, termine che non va ovviamente confuso con freddezza, ma che aiuta il praticante a gestire il coinvolgimento emotivo troppo forte.
  8. Alessitimia. La parola significa letteralmente “a” – mancanza di, “lexi” – parole per “thymia” – emozioni. L’alessitimia include anche la difficoltà a percepire le sensazioni corporee associate alle emozioni e problemi con l’enterocezione. Non essere in grado di rilevare i primi segni di un’emozione, o trovare le parole per quell’emozione, rende molto difficile gestirla.
    • Lo Yoga è una pratica di auto-osservazione a livello sia grossolano (tangibile) che sottile (emotivo). L’esercizio di āsana crea situazioni differenti per il corpo e stimolando reazioni emotive diverse, anche avverse, insegna ad osservarle e gestirle, fino ad arrivare appunto a saper riconoscere in anticipo quanto accade in sé ed operare un distacco ‘terapeutico’. Questo distacco può anche essere riconoscere quando l’esercizio praticato può essere inadatto o troppo spinto.
  9. Profilo di apprendimento diverso. Le persone nello spettro spesso mostrano grande variabilità a livello di apprendimento cognitivo. Hanno grandi punti di forza ma anche aree di grande difficoltà. Avere un profilo di apprendimento irregolare può essere molto impegnativo in tutti i contesti, incluse le situazioni sociali.
    • Lo Yoga come pratica di auto-osservazione e di focalizzazione può aiutare a concentrarsi anche su obiettivi dove le proprie capacità cognitive non eccellono, ma soprattutto insegna ad adottare un atteggiamento equanime verso le proprie difficoltà.
  10. Trauma. Le persone autistiche hanno maggiori probabilità di sperimentare eventi traumatici e hanno maggiori probabilità di avere una reazione traumatica da stress.
    • È evidente che una situazione di stress post-traumatico (PTSD) va affrontata a livello di terapia professionale, ma imparare ad osservare le proprie reazioni e ad esercitare equanimità e distacco sono effetti del percorso yoga che possono essere di supporto. In questo caso, sarebbe bene cercare insegnanti preparati a gestire situazioni particolari ed essere seguiti personalmente.

È evidente che i punti elencati possono toccare anche persone non nello spettro autistico! Semplicemente, la persona nello spettro autistico tende a mostrare compresenza di questi ed altri tratti.

Oltre a far passare il mal di schiena, la pratica Yoga ha effetti considerevoli in moltissimi aspetti della sofferenza, anzi è nata proprio come percorso per alleviare la sofferenza esistenziale.

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